La comunità senegalese di liguria ha accettato e ha creato questa associazione per:

_riunire nel suo interno i membri di entrambi i sessi,con l'intento

_di studiare e discutere problematiche sociali ed economiche.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge sul lavoro. Ecco cosa cambia sul fronte dell’immigrazione

Roma – 1 luglio 2013 – Assunzioni dall’estero solo dopo aver cercato lavoratori disponibili in Italia e sì alla regolarizzazione del lavoratore anche se il datore non aveva i requisiti previsti dalla legge o se il rapporto è finito prima della firma del contratto di soggiorno.

Sono due novità importanti, sul fronte dell’immigrazione, nascoste tra le pieghe del decreto legge 76/2013, “Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione”. Il testo, approvato il 26 giugno dal Consiglio dei Ministri, è stato pubblicato venerdì in gazzetta ufficiale ed è in vigore da sabato.

Per quanto riguarda i flussi, il decreto prevede che d’ora in poi, prima di presentare la richiesta nominativa per far venire in Italia e assumere un lavoratore straniero, bisognerà verificare presso il Centro per l’Impiego “l’indisponibilità di un lavoratore presente sul territorio nazionale, idoneamente documentata”. Una famiglia in cerca di una colf o un’impresa che ha bisogno di un operaio dovrà insomma dimostrare di aver cercato manodopera tra i disoccupati (italiani o immigrati) prima di farla arrivare dall’estero.

In realtà questo tipo di controllo era già previsto dal Testo Unico sull’Immigrazione, ma è stato finora una semplice formalità. Si faceva infatti dopo la presentazione della domanda per i flussi, che veniva trasmessa anche al Centro per l’Impiego perché diffondesse l’offerta di lavoro in Italia per venti giorni. Se c’era un disoccupato disponibile, si informava il datore di lavoro.

Famiglie e imprese, però, anche se c’era questa disponibilità, il più delle volte preferivano comunque assumere dall’estero con i flussi, anche perché nella maggior parte dei casi il lavoratore che volevano ufficialmente portare in Italia era già qui irregolarmente, magari impiegato in nero presso di loro, e quindi lo conosceva bene. Ora questo passaggio successivo alla domanda viene eliminato.

Cambia anche la programmazione degli ingressi per chi viene in Italia a frequentare corsi di formazione professionale o a svolgere tirocini. Il tetto massimo verrà fissato ogni tre anni, entro la fine di giugno, con un decreto del ministero del Lavoro, d’accordo con Viminale e Farnesina. Finchè non uscirà per la prima volta il decreto, i consolati potranno comunque rilasciare visti d’ingresso a chi ha i requisiti, senza limiti numerici.

Arrivano anche nuove risorse per il “Fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati”, perché il decreto del governo vi fa confluire i soldi non utilizzati che erano stati destinati all’emergenza nord africa. Una buona notizia per i Comuni che si accollano l’accoglienza e che da tempo chiedono allo Stato centrale di sbloccare i rimborsi.

Buone notizie arrivano anche, sul fronte della regolarizzazione, per i tantissimi lavoratori che rischiavano di rimanere fuori per colpa di datori che si sono rivelati privi dei requisiti (ad esempio di reddito) previsti dalla legge o che si sono tirati indietro dopo aver presentato la domanda.

Se la domanda è stata bocciata “per cause imputabili esclusivamente al datore di lavoro”, ma sono stati pagati i mille euro di forfait e gli arretrati di tasse e contributi e il lavoratore può comunque provare la sua presenza in Italia almeno dal 2011, gli viene rilasciato “un permesso di soggiorno per attesa occupazione”. Il permesso ha la durata di un anno, è può essere convertito in un permesso di lavoro se intanto l’immigrato trova occupazione.

Il decreto interviene anche nei casi in cui il rapporto di lavoro finisca, con un licenziamento o con le dimissioni, prima che sia completata la procedura di regolarizzazione. Purchè ci sia la prova di presenza in Italia dal 2011, il lavoratore potrà avere un permesso per attesa occupazione o, se c’è la richiesta di assunzione da parte di un nuovo datore, direttamente un permesso per lavoro. Il datore che aveva presentato la domanda di regolarizzazione sarà comunque tenuto a pagare tasse e contributi fino alla data di cessazione del rapporto.

EP



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In vigore dal 1 luglio. Aumentano i minimi retributivi e la tutela della lavoratrici madri, permessi per frequentare i corsi di italiano, convalida delle dimissioni e altre novità

Roma  -1 luglio 2013 – La firma finale di sindacati e associazioni dei datori di lavoro arriverà nei prossimi giorni, davanti al ministro del Lavoro, ma entra in vigore già da oggi il nuovo contratto collettivo nazionale di colf, badanti e babysitter. Dall’assunzione al licenziamento, regola tutti gli aspetti del rapporto di lavoro domestico, definendo diritti e doveri dei lavoratori e di chi li paga per curare la propria casa o i propri cari.

Il rinnovo prevede aumenti dei minimi retributivi che scatteranno in tre rate, all’inizio del 2014, del 2015 e del 2016. Ma ci sono tante altre novità.  Sono previsti ad esempio il raddoppio dei termini di preavviso per licenziare le neomamme, la convalida obbligatoria delle dimissioni, permessi retribuiti per frequentare i corsi di italiano e congedi matrimoniali fruibili fino a un anno di distanza dal matrimonio.

“Nel pieno della crisi economica non è stato facile trovare un accordo che recepisse tutte le richieste dei lavoratori e venisse incontro alle nuove esigenze delle famiglie. Abbiamo però fatto passi avanti importanti” dice Teresa Benvenuto, segretario nazionale dell’associazione dei datori di lavoro domestico Assindatcolf.

“Noi siamo contenti – sottolinea Benvenuto – soprattutto perché abbiamo dato un’opportunità in più alle famiglie che hanno una persona non autosufficiente da assistere sette giorni più sette. Con il nuovo contratto è infatti più semplice e meno costoso coprire i giorni di riposo dell’assistente familiare con le prestazioni di un altro lavoratore“.

Elvio Pasca

Vai a Colfebadantionline.it, il portale del lavoro domestico.



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La ministra a Bologna accetta l’invito del capogruppo Bernardini. "Parlare anche con chi la pensa diversamente, ma con rispetto"

Bologna – 1 luglio 2013 - Oggi a margine del convegno "Migrazioni, interazione, sviluppo: Emilia-Romagna nell’Europa che cambia" presso la Regione Emilia Romagna, Il consigliere regionale capogruppo della Lega Nord nel comune di Bologna, Manes Bernardini, ha invitato la ministra all’interazione Kyenge, presente al convegno, ad un confronto sui temi dell’immigrazione e cittadinanza.

"Permettete che mi presenti", ha esordito Bernardini avvicinandosi alla ministra, invitandola al confronto: "Spero che accetti, sono a sua disposizione per incontrarla e discutere di ius soli e del reato di immigrazione clandestina davanti a un pubblico, anche alla festa dell'Unità".

Kyenge ha accettato e ringraziato: "Il confronto e l'ascolto non devono essere negati a nessuno, anche a chi la pensa diversamente da noi. L'importante è che questo confronto venga fatto nelle sedi giuste e nel rispetto dell'altro".


Inoltre, ha sottolineato la ministra, "Un cittadino è un cittadino, indipendentemente dall'origine del suo Paese: è una norma semplice, un principio di vita”. “Noi dovremmo guardare bene la nostra Costituzione e capire che al suo interno si parla di persone e cittadini. E questa è già la soluzione".

Lo spirito di apertura del consigliere regionale Berbardini, non corrisponde esattamente a quello della sulla bacheca Facebook, in cui da settimane sono in prima linea le critiche verso la ministra che hanno scatenato anche commenti razzisti condannati dall'esponente leghista, ma non eliminati.

Samia Oursana

Vai a Italianipiu.it, il portale delle seconde generazioni



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Le testimonianze dei migranti che tentano di entrare a Melilla, enclave spagnola in Marocco. Vittime di violenza da un lato e dall’altro della frontiera

Roma – 1 luglio 2013 - Melilla e Ceuta sono due enclave spagnole in Marocco. I chilometri di filo spinato che le circondano, sorvegliati giorno e notte, non fanno desistere tante persone, provenienti soprattutto dai Paesi dell’Africa subasahariani, dal tentativo di attraversarli per entrare in Europa.

Nel settembre 2005, durante una serie di assalti in massa, molte persone morirono sotto i colpi della polizia marocchina. La stessa che ancora oggi usa metodi brutali per fermare i migranti, spesso spalleggiata dall’altro lato del confine, denunciano le vittime, dalla Guardia Civil spagnola.

È quanto racconta, attraverso le testimonianze dei migranti, il film documentario N° 9, con cui le associazioni ALECMA , GADEM , FMAS e AMDH hanno lanciato la campagna “ Stop alle violenze alle frontiere”, chiedendo il rispetto dei diritti umani e l’apertura di un’inchiesta sulle morti di migranti intorno alle enclaves.

“Il 16 marzo 2013 – scrive l’Arci - in occasione di una missione nella foresta di Gourougou nei pressi di Beni Enssar condotta dall’associazione ALECMA con il sostegno del GADEM e alla presenza della regista Sara Creta per documentare le conseguenze delle violenze della polizia contro i migranti e raccogliere testimonianze scritte e audio-visive, i membri della missione assistono alla morte di Clément, cittadino camerunense che aveva tentato di attraversare la recinzione di Melilla l’11 marzo”.

“Era stato arrestato, pestato e trasferito all’ospedale di Nador. L’AMDH riporta che era stato ferito alla testa e aveva un braccio ed una gamba fratturati. Secondo le testimonianze raccolte, ancora molto debole era stato rimandato nell’accampamento della foreste di Gourougou dove è morto a seguito delle ferite riportate” spiega l’Arci. Nascono così la campagna e il film, di cui qui sotto potete vedere un abstract.

 

 



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Il ministro dell'Interno: "Questo è l'ultimo lembo d'Europa. Arrivi intensificati per la situazione in Libia". Il sindacato di polizia Silp Cgil: "Servono uomini e mezzi"

Roma - 1 luglio 2013 - "Sono qui  per riaffermare con forza che questo pezzo di terra e' l'ultimo lembo dell'Europa e l'Europa dovrebbe farsi carico di un tema, l'immigrazione, che non e' solo italiano".

Lo ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno, Angelino Alfano, parlando sabato con i giornalisti durante la visita a Lampedusa. Per quanto riguarda l'aumento degli sbarchi in Italia, ha aggiunto,  ''paghiamo il conto dell'instabilita' che esiste dall'altra parte del Mediterraneo, ecco perche' serve un'azione diplomatica forte e gia' il 4 luglio prossimo ci sara' un incontro a Roma con il governo libico che sara' un passaggio strategico, perche' la stabilita' della Libia e' un elemento chiave''.

"Sono molto soddisfatto - ha aggiunto il ministro dell'interno - per come stiamo gestendo'' l'emergenza.  ''Il Centro d'accoglienza di Lampedusa - ha sottolineato - e' quasi vuoto grazie ai ponti aerei e quindi l'isola e' restituita alla sua dimensione turistica in questo avvio di stagione: e' una perla del Mediterraneo ed i turisti possono venire serenamente''.

"La presenza del ministro dell'Interno Angelino Alfano oggi in visita a Lampedusa, conferma quanto sostenuto dalla nostra organizzazione sindacale che denunciava un consistente aumento di sbarchi di immigrati nel canale di Sicilia come a Lampedusa" afferma in una nota il segretario generale del Silp-Cgil Daniele Tissone che aggiunge: "La dichiarazione del ministro" secondo il quale "l'Europa deve farsi carico del problema" e l'annuncio dell'"avvio di incontri a livello internazionale ribadisce quanto da noi da sempre sostenuto ovvero che la clandestinita' si combatte, in via prioritaria, attraverso idonei strumenti di cooperazione internazionale, stringendo protocolli con i paesi maggiormente interessati al fenomeno migratorio".

"Riguardo al tema delle risorse impiegate - prosegue il segretario del Silp Daniele Tissone - nel denunciare che tale fenomeno si ripercuote sull'attivita' delle forze dell'ordine impegnante a fronteggiarlo, in prima linea e in ogni sua delicata fase, in attesa di risultati sul fronte della cooperazione chiediamo adesso al governo di stanziare, da subito, le risorse adeguate necessarie provvedendo a rinforzare gli organici presenti senza distogliere uomini e mezzi, attualmente in forza presso le provincie interessate e normalmente destinati all'ordinario controllo del territorio".



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