La comunità senegalese di liguria ha accettato e ha creato questa associazione per:
_riunire nel suo interno i membri di entrambi i sessi,con l'intento
_di studiare e discutere problematiche sociali ed economiche.
La comunità senegalese di liguria ha accettato e ha creato questa associazione per:
_riunire nel suo interno i membri di entrambi i sessi,con l'intento
_di studiare e discutere problematiche sociali ed economiche.
Mamma italiana, papà senegalese, sogna la qualificazione a Sochi 2014. "Essere figli di immigrati è una ricchezza"
Roma – 19 novembre 2013 - Ogni giorno Aminata Gabriella Fall si allena per vincere un importante scommessa: qualificarsi per le Olimpiadi invernali di Sochi 2014 con la nazionale senegalese.
Sarebbe la prima sciatrice senegalese a prendere parte a questa competizione, anche se la Federazione di Sci Alpino del Senegal esiste da più di 30 anni. Aminata, armata di un sorriso contagioso, di determinazione e del desiderio di coronare un sogno, ci racconta come è nata questa sfida.
“Sono nata a Salò, sul Lago di Garda, in provincia di Brescia, da mamma italiana e papà senegalese. Mio padre giunse in Italia negli anni ’60 grazie ad una borsa di studio e così conobbe mia madre. Purtroppo mio padre è venuto a mancare quando ero adolescente, è stata una perdita che mi ha lasciato il segno. Sono sempre cresciuta in un contesto turistico in cui le differenze non hanno mai creato limiti, fino a quando ho iniziato a lavorare in banca, un contesto diverso da quello a cui ero abituata”.
“Le persone erano curiose, mi chiedevano sempre ‘spiegazioni’ sulla mia carnagione e il mio nome, e in quel periodo, attraverso gli occhi degli alti, ho percepito che una parte di me non era italiana, mi mancava un pezzo. Mi mancava conoscere meglio la mia parte senegalese, che avevo sempre dato per scontato, ma che in realtà non conoscevo così bene”.
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''Il controllo della frontiera sud non può essere lasciata a Italia e Malta''
Bruxelles, 18 novembre 2013 - L'operazione militare nel Mediterraneo? ''Spero ci sia una valutazione del senso reale di questa proposta, anche alla luce degli ultimi avvenimenti libici, che sono sempre più drammatici''.
Lo afferma il ministro degli Esteri, Emma Bonino, arrivando nella sede del Consiglio Ue per partecipare alla riunione del ministri degli Esteri dei paesi dell'Ue.
La risposta al problema della gestione dei flussi migratori e della sicurezza della frontiera del Mediterraneo ''dovrebbe arrivare con il vertice dei capi di Stato e i di governo di dicembre'' - sottolinea Bonino. ''Il controllo della frontiera sud è una responsabilità comune, la dimensione del problema è tale che la responsabilità non può essere lasciata a Italia e Malta''.
I dati del recente Dossier statistico sull’immigrazione. Plurime identità unite da un unico luogo di nascita: l’Italia
Roma – 18 novembre 2013 - Sono 786.630 gli alunni stranieri in Italia, pari all’ 8,8% rispetto al totale complessivo di studenti (8.943.353). Anche questo anno accademico si conclude con un incremento degli iscritti delle seconde generazioni, figli di immigrati privi di cittadinanza italiana. Infatti è stato del 4.1% l’incremento solo in un anno, pari a 30.691 unità.
Sono dati dell’ultimo Dossier statistico sull’immigrazione del centro studi di ricerca IDOS, che dedica uno dei suoi capitoli agli alunni di cittadinanza straniera tra i banchi delle scuole italiane.
Andiamo a vedere come gli studenti stranieri si suddividono nel percorso scolastico italiano. Il 35.1% frequenta la scuola primaria, il 22% la secondaria di secondo grado, il 21.7% quella di primo grado, mentre il 20.9% la scuola dell’infanzia.
La notevole differenza tra la presenza nella scuola primaria rispetto a quella secondaria fa emergere due importanti aspetti. La differenza è da ricondursi alla giovane età degli studenti stranieri e alla sofferenza demografica della popolazione italiana, e dall’altra, alla più precoce uscita dalla scuola di molti figli di immigrati.
Quali sono le origini degli studenti stranieri? Al primo posto il vecchio continente, il 49.8% degli alunni sono di origine europea, segue l’Africa con il 24%, il 16.4% degli bambini è di provenienza asiatica, l’ultima in classifica l’America con 9.1%.
Entrando nel dettaglio e osservando le nazionalità di provenienza degli alunni stranieri, vediamo che questa classica è identica a quella dei cittadini immigrati. La Romania si conferma il primo Paese per numero di alunni stranieri (148.602, pari al 18.9% ), seguita dall’Albania (104.710 alunni, pari al 13.3%) e dal Marocco (98.106 che rappresentano il 12.5%). Al quarto posto ci sono gli studenti cinesi che rappresentano il 4.6% rispetto al totale degli alunni stranieri, mentre per le quote dal 3% in giù si classificano moldavi, filippini, indiani, ucraini, ecuadoriani e peruviani.
Seppure le nazionalità dei bambini solo le più disparate, molto di loro hanno in comune il luogo di nascita, infatti il 47.2% del totale è nato in Italia. Cosicché più che di stranieri e immigrati, sarebbe preferibile parlare di una sola generazione di bambini e ragazzi composta al loro interno di culture, origini, storie e status giuridici sempre più variegati. Nella scuola primaria la quota dei nati in Italia tra gli stranieri sfiora, infatti, il 60% e in quella dell’infanzia addirittura l’80%.
La scelta della scuola superiore si rileva un momento cruciale in cui iniziano a pesare più concretamente le differenze di origine. Gli alunni di cittadinanza straniera scelgono – o sono spinti a scegliere - in maniera più alta degli italiani gli istituti tecnici e professionali. Dei 175.120 stranieri delle scuole superiori, infatti, solo il 19.8% frequenta un liceo, il 3.1% l’istruzione artistica, mentre il 38.6% è iscritto a un professionale e un altro 38.5% a un istituto tecnico, per un totale di 135.092 (77.1%).
Samia Oursana
Italianipiu.it, il portale delle seconde generazioni
E' quanto emerge dall'indagine dell'Osservatorio Nazionale sull'Inclusione Finanziaria dei migranti
Roma, 18 novembre 2013 - Immigrato e imprenditore. Alla luce della crisi finanziaria, ad un aumento del tasso di disoccupazione e alle maggiori condizioni di precarieta' lavorativa, i cittadini immigrati si riorganizzano e rispondono con lo sviluppo di piccole attivita' imprenditoriali.
E' quanto emerge dall'indagine dell'Osservatorio Nazionale sull'Inclusione Finanziaria dei migranti al termine del suo secondo anno di attivita', presentata in occasione del Forum Csr 2013, l'appuntamento organizzato dall'Associazione Bancaria Italiana (Abi) sulla Responsabilita' sociale d'impresa giunto quest'anno alla sua ottava edizione.
Prima esperienza nel panorama italiano ed europeo, l'Osservatorio e' un progetto pluriennale (con scadenza a giugno 2014), nato dalla collaborazione fra l'Abi e il Ministero dell'Interno, e coordinato dal Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI). Obiettivo dell'iniziativa fornire uno strumento di analisi e monitoraggio costante e organico del fenomeno dell'inclusione finanziaria dei migranti nel nostro Paese, quale condizione necessaria per favorire il processo di integrazione, e supportare cosi' gli operatori nella definizione di strategie integrate.
Oltre ad analizzare la relazione tra migranti e sistema finanziario dal punto di vista dell'offerta e della domanda di servizi e prodotti, l'Osservatorio dedica un focus specifico all'imprenditoria tramite l'analisi delle imprese condotte da immigrati presenti in quattro territori campione (Milano, Bergamo, Brescia e Roma). Se si considera il dato di sistema, i clienti immigrati titolari di conti correnti appartenenti al segmento small business presso le banche italiane in un anno sono aumentati del 13,5% (per un totale di 83.950 circa nel 2011, pari al 4,4% del numero complessivo di correntisti immigrati). Dato confermato dai dati nazionali forniti da Unioncamere dove l'imprenditoria a titolarita' immigrata fa segnare un saldo netto positivo di oltre 24.000 unita'.
L'incremento e' ancora piu' evidente se si considera all'interno del panel di dati omogeneo (stessi gruppi bancari e stesse nazionalita'): nei tre anni oggetto di rilevazione dell'Osservatorio, l'area small business cresce in termini assoluti del 47%. In termini di distribuzione geografica, si conferma, anche per quanto riguarda l'attivita' imprenditoriale, una maggiore concentrazione di conti correnti presso le banche nel Nord Italia, pari al 63%. Il 31% dei correntisti imprenditori sono concentrati nel Centro, il 6% al Sud.
L’accoglienza è “doverosa”, ma chi arriva deve rispettare “la nostra cultura, la nostra religione, le nostre tradizioni, le nostre leggi”. Il “dialogo tra civiltà” nella Carta dei Valori del nuovo partito di Berlusconi
Roma – 18 novembre 2013 - Forse bisognerà attendere la prossima campagna elettorale per conoscere le proposte concrete di Forza Italia sul governo dell’immigrazione, sulla riforma della cittadinanza e su altri temi che riguardano gli stranieri in Italia. Nella Carta dei Valori del partito in cui è confluito buona parte del Popolo delle Libertà c’è solo un accenno all’immigrazione, all’interno però di una più ampia dissertazione sul “dialogo tra civiltà”.
Il documento punta il dito contro quello che viene definito "il gigantesco equivoco dell'Altro". “Gran parte della cultura europea – spiega - ha finito per credere che il “multiculturalismo”, destino inevitabile delle nostre terre, dovesse coincidere con una sorta di nostra abdicazione identitaria.
"La verità - sostiene la Carta dei Valori - è che negli ultimi decenni, abbiamo coltivato una sola delle due facce del sistema di valori occidentale: l’amore per l’altro. L’esaltazione del dialogo, della tolleranza, del rispetto per le sue culture e le sue religioni. Abbiamo invece colpevolmente trascurato l’altra: l’amore per noi stessi. Lo studio e l’affermazione della nostra identità, della nostra storia, la passione per la nostra etica pubblica e per le nostre religioni”.
Secondo il partito di Berlusconi, però “ senza amore e rispetto per se stessi non è possibile alcun vero dialogo con l’Altro”. Ecco allora che “anche di fronte ai massicci fenomeni di immigrazione, l’accoglienza verso chi cerca la nostra terra come speranza di un futuro migliore è doverosa. Ma altrettanto doveroso é pretendere rispetto per la nostra cultura, la nostra religione, le nostre tradizioni, le nostre leggi”.
Forza Italia, “combatte apertamente”, spiega ancora la sua Carta dei Valori, “quello che viene definito ‘relativismo culturale’ per il quale le differenti civiltà, culture e costumi morali vengono messi sullo stesso piano di valore, arrivando addirittura a sostenere, ad esempio, che pratiche come l’infibulazione dovrebbero anche da noi essere giudicate legittime solo perché corrispondenti a una determinata mentalità diversa dalla nostra”.
In queste concezioni il partito vede l’insorgere di “un pericoloso regresso civile ma anche un concreto pericolo politico”, perché si potrebbero equiparare anche i diversi ordinamenti politici “considerando alla fine “trascurabile” la differenza di valore tra gli Stati democratici e quelli totalitari. In fondo, anche questi ultimi si fondano soltanto su culture diverse dalle nostre! Così ragionando si contraddice l’idea stessa che la democrazia e la libertà siano valori universali, fondativi della convivenza umana”.
EP
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