La comunità senegalese di liguria ha accettato e ha creato questa associazione per:
_riunire nel suo interno i membri di entrambi i sessi,con l'intento
_di studiare e discutere problematiche sociali ed economiche.
La comunità senegalese di liguria ha accettato e ha creato questa associazione per:
_riunire nel suo interno i membri di entrambi i sessi,con l'intento
_di studiare e discutere problematiche sociali ed economiche.
Il Parlamento approva nuova legge: 650 mila euro per acquistare un passaporto. Sarà valido anche per vivere e lavorare in altri Paesi dell’Unione Europea
Roma - 18 novembre 2013 – La cittadinanza europea è in vendita. Per comprarla, però, non basterà aprire il portafogli, ma bisognerà svuotare una cassaforte.
La scorsa settimana, il Parlamento della Repubblica di Malta, ha approvato una nuova legge sulla cittadinanza. Tra le altre cose, prevede che uno straniero maggiorenne possa acquistare la cittadinanza maltese pagando 650 mila euro. Aggiungendo altri 25 mila a passaporto potrà poi far diventare maltesi anche i suoi più stretti familiari.
Il governo di La Valletta assicura che ci saranno comunque controlli rigorosi su chi presenta la domanda e chi ha precedenti penali o potrebbe comunque essere considerato un pericolo per lo Stato non verrà ammesso. Il Partito Nazionalista, però, è sulle barricate e ha annunciato una raccolte di firme per un referendum abrogativo
Il primo ministro maltese, Joseph Muscat, prevede che lo Stato incasserà almeno 30 milioni di euro ogni anno dalla vendita delle cittadinanze, un modo per risanare le sue casse. Secondo il premier, con questo sistema di riusciranno a portare “persone estremamente talentuose” a Malta.
Non è detto, comunque, che poi quelle persone rimangano sull’isola. Una volta che avranno il passaporto maltese potranno infatti sposarsi liberamente per andare a vivere, a lavorare o a fare impresa in un altro Paese dell’Unione Europea.
EP
Cher (e) s compatriotes
Le Consulat général du Sénégal à Milan organise le samedi le 23 novembre 2013, de 10 à13 h, une réunion de concertation sur l’avant projet de Convention en matière de sécurité sociale entre le Sénégal et l’Italie dont copie ci-jointe ;
Il s’agit à cette occasion de formuler des observations et recommandations à soumettre au Ministre de la Fonction publique du Dialogue social et des Organisations professionnelles.
En raison de l’importance de ce texte, une forte présence est vivement souhaitée à cette réunion qui aura lieu à l’adresse suivante :
FABRICA DEL VAPORE
VIA PROCACCINI, 4 MILANO 20 100
La promessa di stabilizzazione per i 650 lavoratori di Questure e Sportelli Unici è legge, ma verranno assunti a scaglioni e solo dopo aver superato una nuova prova. “Dopo dieci anni di lavoro vogliono ancora testarci?”
Roma – 4 novembre 2013 – C’è una svolta per i precari dell’immigrazione.
Dopo dieci anni di proroghe, la promessa di stabilizzazione per i seicentocinquanta lavoratori a tempo determinato di Questure e Sportelli Unici è finalmente scritta nero su bianco. Ma perché si trasformi in realtà bisognerà attendere altri anni e passare per una selezione che i diretti interessati reputano quasi come una presa in giro.
La novità è nel comma 9 ter dell’articolo 4 del decreto 101/2013 sulle “Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni” convertito in legge dal Parlamento e arrivato il 30 ottobre in Gazzetta Ufficiale.
“Per assicurare il mantenimento dei necessari standard di funzionalità dell'Amministrazione dell'interno, anche in relazione ai peculiari compiti in materia di immigrazione” il Viminale viene autorizzato a bandire dei concorsi riservati a quei seicentocinquanta lavoratori per assumerli a tempo indeterminato. E finchè non termineranno le assunzioni, potrà prorogare di anno in anno i loro contratti a termine.
Si tratta di un intervento mirato nel mare magnum del precariato nella P.A. per rispondere a quella che da anni non è più un’emergenza, ma ordinaria amministrazione. Senza i 650 si bloccherebbe la burocrazia dell’immigrazione in Italia, dai ricongiungimenti familiari ai flussi, dalla regolarizzazione ai rinnovi dei permessi di soggiorno, fino alle imminenti verifiche degli accordi di integrazione. È il motivo per cui il ministero dell’Interno ha premuto per tenerseli stretti.
Soddisfatti i sindacati del personale civile dell’Interno. “Si tratta di un risultato rilevante alla luce delle disposizioni previste nel testo della legge che permette l'avvio di un percorso finalizzato alla piena assunzione di tutti i lavoratori interessati” commentano in una nota congiunta FP Cgil, Cisl FP e Uil PA. “Successivamente – spiegano - verranno definite le modalità di procedura concorsuale”.
Proprio il concorso lascia però l’amaro in bocca ai seicentocinquanta, che un concorso l’hanno già sostenuto nel 2003, quando conquistarono il loro primo contratto a tempo determinato.
Quella volta risposero a un questionario, stavolta si profilano una prova scritta e una orale. Inoltre, per i limiti imposti dal turn over nelle pubblica amministrazione, non verrebbero assunti tutti insieme, ma a scaglioni, con gli ultimi contratti che, secondo le prime previsioni, verrebbero firmati addirittura nel 2018. Un’attesa di quindici anni per essere stabilizzati in un posto di lavoro da mille euro al mese.
“Quindici anni ormai non li danno nemmeno a chi ha ucciso qualcuno” scherza amaramente Alessia Pantone, copresidente del Comitato in cui si sono organizzati i precari dell’immigrazione. Ritiene che lei e i suoi colleghi andrebbero stabilizzati tutti insieme e chiede: “Facciamo questo lavoro ogni giorno da dieci anni, c’era davvero bisogno di un concorso per testare la nostra professionalità?”
Il concorso, sul quale per ora circolano solo notizie ufficiose, dovrebbe svolgersi nel 2014, ma il bando è atteso entro la fine dell’anno. Insieme, naturalmente, a una nuova proroga dei contratti dei precari dell’immigrazione.
Elvio Pasca
L’analisi della Direzione Immigrazione. “L’offerta di lavoro garantita dai lavoratori stranieri già presenti in Italia è più che sufficiente. Rafforzare politiche attive e servizi per il lavoro”
Roma – 8 novembre 2013 –La crisi economica ha colpito duramente i lavoratori stranieri in Italia. È calata la domanda da parte delle imprese, aumentano velocemente i disoccupati e, a breve termine, non si prevedono miglioramenti. Far arrivare altra manodopera dall’estero con un nuovo decreto flussi creerebbe solo una guerra tra poveri. La priorità è reimpiegare chi è già qui e ha perso il posto, prima che perda anche il permesso di soggiorno.
È l’analisi della Direzione Immigrazione e Politiche Integrazione del ministero del lavoro, che ha pubblicato qualche giorno fa una relazione su “Il mercato del lavoro dei lavoratori stranieri in Italia nel secondo trimestre 2013”. L’hanno scritta gli stessi tecnici chiamati a valutare se e quanto aprire le frontiere, e il loro giudizio, anche se l’ultima parola spetta sempre alla politica, peserà sicuramente sulla programmazione di nuove quote.
I dati
Al secondo trimestre del 2013, il tasso di occupazione degli stranieri si attesta al 58,1 %, contro il 55,4% registrato tra gli italiani, una distanza che negli ultimi tre anni si è progressivamente ridotta. Rispetto al secondo trimestre del 2012, c’è stata una riduzione del tasso di 1,2 punti tra gli italiani, ma di 3,5 tra gli immigrati.
Parallelamente, il tasso di disoccupazione tra gli stranieri è cresciuto fino al 17,9%, contro l’11,3% registrato degli italiani. Il ministero conta 511 mila immigrati (157 mila Ue e 354 mila extraue) in cerca di lavoro nel secondo trimestre 2013, con un sensibile incremento rispetto ai 371 mila di un anno prima.
Sono cresciuti anche gli inattivi, 1.250 mila persone in età da lavoro che non cercano attivamente lavoro. Vi rientrano, ad esempio, ragazzi arrivati con un ricongiungimento familiare oppure nati e cresciuti qui, ma anche profughi arrivati sulle nostre coste. Molti di questi potrebbero presto mettersi in cerca di un lavoro, aggravando i dati sulla disoccupazione.
Il ministero conta anche 123 mila immigrati in cassa integrazione, 16 mila beneficiari di indennità di mobilità, e 185mila di indennità di disoccupazione. Solo il 56,8% dei disoccupati extraue e il 59,2% di quelli comunitari (contro l’80% registrato tra gli italiani) ha avuto contatti con un Centro per l’Impiego. Eppure questo è un passo fondamentale per attivare le misure per il reinserimento lavorativo, con orientamento, consulenza e formazione.
“Il mercato del lavoro degli stranieri, sia per al componente Ue che extra Ue sembra, dunque, aver risentito significativamente della contrazione della domanda di lavoro complessiva ed i dati relativi all’occupazione nei diversi settori lo confermano” sottolinea la relazione.
Gli unici comparti nei quali cresce la manodopera immigrata sono quelli del commercio (+26,2% lavoratori Ue in un anno) e dei servizi alla persona e familiari (+5,3% lavoratori extraue). C’è invece un calo impressionante nelle costruzioni (-2,9% di occupati italiani, -8,2% comunitari, -14,4% extraue in un anno) e nell’industria in senso stretto (rispettivamente, -1,9%, -8,2% e -7,3%).
Le conclusioni
“Il quadro descritto – riassumono gli esperti – mostra il perdurare delle criticità del mercato del lavoro, se non addirittura l’insorgenza di fenomeni di recessione occupazionale in alcuni particolari settori economici. Da un lato, la costante contrazione della domanda e, dall’altro il considerevole incremento delle persone in cerca di occupazione, determina una condizione in cui l’offerta di lavoro garantita dai lavoratori stranieri già presenti in Italia è più che sufficiente”.
“La domanda di lavoro attesa – ribadiscono nella relazione – può essere ampliamente soddisfatta nell’ambito dei settori, dei territori e dei profili richiesti, compreso il settore domestico, dall’offerta di lavoro disponibile, anche in assenza di una nuova programmazione di quote generali tramite i decreti flussi annuali”. C’è invece il rischio che, aumentando l’offerta di lavoratori, si generino “tensioni nel mercato tali da riprodurre un ampliamento del lavoro irregolare” e questo penalizzerebbe soprattutto gli immigrati regolari disoccupati.
“Le politiche del lavoro di breve-medio periodo – conclude il Ministero del Lavoro - dovranno pertanto essere orientate a riassorbire lo stock di disoccupazione che si è accumulato in questi ultimi anni, puntando ad un forte rafforzamento delle politiche attive e dei servizi per il lavoro al fine di ridurre le asimmetrie informative”.
Elvio Pasca
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Il mercato del lavoro degli stranieri in Italia nel secondo trimestre del 2013
Pubblicato il bando del ministero dell’Interno per finanziare progetti in Italia e nei Paesi d’origine. Domande dal 22 novembre al 18 dicembre
Roma – 13 novembre 2013 - Due milioni di euro per finanziare progetti che promuovano la conoscenza dei diritti e dei doveri degli immigrati e delle opportunità che li riguardano, o che possano sensibilizzare stranieri e italiani favorendo la conoscenza e il rispetto reciproci.
A metterli in palio è un avviso appena pubblicato dal ministero dell’Interno, che gestisce in italia il Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi (FEI). Riguarda l’Azione 5 'Informazione, comunicazione e sensibilizzazione' del Programma Annuale (AP) 2013.
L’avviso contiene anche qualche esempio di ambito progettuale:
-Promuovere la tutela dei diritti e la conoscenza dei doveri dei cittadini stranieri, la cultura della legalità,la regolarità del soggiorno,la sicurezza sul lavoro,la conoscenza delle opportunità di carattere socio-assistenziali, formative e di inclusione sociale, economica e finanziaria;
-sostenere un'informazione maggiormente corretta e completa sul fenomeno dell'immigrazione, sugli aspetti positivi che lo caratterizzano e sul valore della diversità e dell'accoglienza;
-sviluppare la conoscenza delle opportunità e dei servizi nazionali e territoriali, sia pubblici che privati, a supporto dell'integrazione dei cittadini stranieri;
-attivare servizi informativi capaci di intercettare in modo diretto ed efficace l'utenza dei cittadini di Paesi terzi, valorizzando e coinvolgendo in particolare le associazioni straniere come veicolo e moltiplicatore di informazioni promuovere l'integrazione e la qualificazione dell'offerta informativa, anche attivando servizi di informazione plurilingue di primo e secondo livello”.
I progetti potranno essere realizzati in Italia, oppure nei Paesi d’origine degli immigrati. Tra i destinatari finali ci sono infatti i cittadini stranieri già regolarmente residenti qui, ma anche quanti stanno per arrivare, perché hanno ottenuto un nulla osta all’ingresso (ad esempio con i flussi o per un ricongiungimento familiare) oppure hanno chiesto o hanno già un visto per l’Italia.
Le proposte progettuali potranno essere presentate a partire dalle ore 12.00 del 22 novembre 2013, e dovranno pervenire entro e non oltre le ore 16.00 del 18 dicembre 2013. Si fa tutto online, tramite il portale fondisolid.interno.it. Per registrarsi sono indispensabili una casella di Posta Elettronica Certificata (PEC) e la firma digitale.
L'avviso pubblico e scarica i modelli per presentare i progetti
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