La comunità senegalese di liguria ha accettato e ha creato questa associazione per:
_riunire nel suo interno i membri di entrambi i sessi,con l'intento
_di studiare e discutere problematiche sociali ed economiche.
La comunità senegalese di liguria ha accettato e ha creato questa associazione per:
_riunire nel suo interno i membri di entrambi i sessi,con l'intento
_di studiare e discutere problematiche sociali ed economiche.
Maroni: "Siamo contrari allo ius soli"
Milano, 6 maggio 2013 - La Lega Nord continua a criticare le posizioni di Cecile Kyenge.
"La ministra dell'Integrazione pensa che andrebbe abolito il reato di immigrazione clandestina. Io invece penso che andrebbe subito abolito proprio il ministero dell'Integrazione", scrive il segretario della Lega lombarda, Matteo Salvini, su Facebook.
Dello stesso tono Roberto Maroni, che attacca la proposta di Cecile Kyenge sul disegno di legge sulla cittadinanza basata sullo ius soli.
"La Lega e' da sempre contraria allo ius soli, perdurante follia buonista della sinistra riproposta ora dalla neo ministra all'integrazione". Cosi' il leader della Lega Roberto Maroni su Twitter.
Gasparri (Pdl) attacca: "Non passerà mai". Il premier Enrico Letta: "Il tema mi sta a cuore, ma bisognerà discuterne e sarà difficile trovare un accordo"
ROMA, 6 maggio 2013 - Non bastava l'Imu. La maggioranza che sostiene Enrico Letta ha cominciato a litigare anche sulla cittadinanza ai minori stranieri. Un tema che sta molto a cuore al centrosinistra, ma che il centrodestra vede come il fumo negli occhi. Il ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge (di origine congolese) e' stata chiara: ''Il governo ha delle priorità".
Una legge sulla cittadinanza basata sullo ius soli "non e' una priorita' del mio ministero: e' la societa' che la chiede". E' questo il pensiero di Cecile Kyenge, intervistata da Lucia Annunziata nel corso di 'In mezz'ora'. Il ministro apre alla presentazione di un ddl di riforma su questo tema anche se precisa "bisogna lavorare molto sul dialogo, tenendo conto del fatto che lavoro in una squadra" e che bisognera' confrontarsi anche con chi la pensa diversamente. Di sicuro, un segnale forte va dato "entro le prime settimane".
All'inizio delle legislatura il Pd ha presentato alla Camera una proposta di legge che rende piu' semplice diventare italiani per i figli degli immigrati: ottiene la cittadinanza chi nasce in Italia con almeno un genitore residente da cinque anni e il minore che arriva nel paese e conclude almeno un ciclo scolastico (elementari, medie, superiori o formazione professionale). I firmatari sono Bersani, il ministro Kyenge, il capogruppo Roberto Speranza e il responsabile per i 'nuovi italiani' Khalid Chaouki.
La presidente della Camera Laura Boldrini, di Sel, e' apertamente a favore: ''In Italia sarebbe veramente auspicabile rivedere la legge sulla cittadinanza - ha detto - e da li' sviluppare una normativa che sia all'altezza delle nuove sfide''. Dal Pdl pero' c'e' stata subito una levata di scudi. ''Non sono accettabili colpi di mano o scelte demagogiche - ha commentato il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri -. Dico anche ai ministri che il passaggio allo ius soli non e' ipotizzabile. La concessione automatica della cittadinanza a chiunque nasca in Italia sarebbe un errore''. ''Non accettiamo diktat sullo ius soli - rispondono in una nota congiunta un gruppo di senatori e deputati Pd -.
La legge sulla cittadinanza a chi nasce nel nostro Paese va approvata. Lo ha rammentato spesso il capo dello Stato ed e' materia che ci avvicina all'Europa''. Per la deputata Pd Rosa Calipari, revisione delle Bossi-Fini e legge di cittadinanza sono ''due nodi cruciali''. E per il deputato Khalid Chaouki ''Gasparri eviti di fare di un principio di civilta', piu' volte richiamato dal presidente Napolitano, una battaglia ideologica sulla pelle dei bambini''. Il battagliero esponente del Pdl non ha esitato a replicare, inasprendo la polemica: ''Non accetto le intimidazioni di esponenti del Pd che tentano demagogiche speculazioni sulla pelle del prossimo. Lo ius soli non sara' mai legge della Repubblica italiana''.
"E' ovvio che sara' difficile trovare un accordo sullo ius soli" ha commentato ieri sera il presidente del Consiglio Enrico Letta, ospite a Che tempo che Fa. "Il tema mi sta a cuore, ma so che alcune di queste materie sono fuori dal discorso programmatico e so che su questi temi occorre che ci siano delle discussioni e dei dibattiti e non e' detto che si possano trovare delle intese. Stessa cosa per il reato di immigrazione clandestina".
La ministra dell’Integrazione: “Bisogna far cadere i muri, conoscersi, parlarsi e trovare uno spazio condiviso. Nel Paese e nel governo. La riforma della cittadinanza? Ci sono persone cresciute qui né italiane né straniere”
Roma – 3 maggio 2013 –“Io non sono di colore, io sono nera, e lo dico con fierezza. E sono italo congolese. Appartengo a due culture, a due Paesi che sono dentro di me e non potrei essere interamente italiana o interamente congolese. Questo giustifica la mia doppia identità, questo giustifica ciò che mi porto dietro”.
La ministra dell’Integrazione Cécile Kyenge ha esordito così, stamattina, nella conferenza stampa di presentazione del suo mandato. Perché utilizzare “terminologie e modi giusti” per parlare di “tante persone che fanno parte di questo Paese rafforza la nostra identità”.
Kyenge ha ricordato il suo percorso nel Partito Democratico: “Con Livia Turco e con il Forum Immigrazione abbiamo cercato di portare anche nel partito temi che riguardano l’integrazione e l’immigrazione. Con un approccio che vada verso politiche di accoglienza e a non pensare all’ immigrazione solo in termini di sicurezza”. Poi l’assocazionismo, “sempre a fianco delle persone in molte piazze, in Italia e all’estero, dove la gente chiedeva aiuto e chiedeva di essere ascoltata”.
La ministra è medico oculista, professione che ha esercitato per molti anni: “Soltanto di fronte alle difficoltà – racconta - ho capito che chi ha la possibilità e la capacità di mettere al servizio di altri le proprie competenze deve farlo. Questo ha rafforzato in me l’idea stessa di fare politica, di stare in mezzo alle persone per tradurre meglio un progetto politico” .
Citando Don Ciotti, Kyenge dice di voler trasformare il suo ministero dell’Integrazione un ministero dell’Interazione. “L’interazione è l’obiettivo più ambizioso, anche se ne abbiamo paura. Quando in Emilia, la mia terra, c’è stato il terremoto, sono caduti i muri e noi abbiamo dovuto mescolarci per forza, è stato duro , ma da lì si è capito che se vogliamo una nuova coesione sociale, una nuova forma di convivenza, dobbiamo partire dal conoscere le altre persone, le altre culture, chi abita accanto a noi e insieme ripartire”.
Un discorso che riguarda l’Italia, ma anche il governo di cui fa parte, con le sue tante anime. “È una sfida. Dobbiamo imparare a tracciare un terreno condiviso, con linguaggio che non possa offendere l’altro per dare risposte alle emergenze e alle priorità del Paese: crisi economica, nuove povertà , lavoro. Se vogliamo risollevare il Paese ognuno di noi deve riuscire a capire che facciamo parte di una squadra”.
E gli attacchi razzisti di questi giorni? “L’Italia – ribatte la ministra - non è un Paese razzista, ha tradizione di accoglienza. Si parla di razzismo perchè non conoscenza dell’altro e quindi aumenta la diffidenza e la discriminazione, mentre l’immigrazione è una ricchezza, le diversità sono una risorsa. Non importa la mia risposta a quegli attacchi, ma le tante risposte che sono arrivate dalle istituzioni e dalla società civile. Dimostrano che non esiste solo quell’Italia, solo chi urla più forte, ma esiste un’altra Italia ed è su quella che mi soffermo”.
Le deleghe del suo ministero non sono state ancora definite (di sicuro non c’è più quella alla Cooperazione Internazionale), ma di sicuro sarà “un ministero trasversale, che lavorerà con molti altri ministeri, come l’Interno, il Lavoro o l’Istruzione, perché l’integrazione inizia nei banchi di scuola. L’integrazione e le diversità devono entrare in tutti i settori, nelle istituzioni , nella pubblica amministrazione e nella vita quotidiana. L’integrazione deve avere delle linee guida e il mio ministero deve fare un cambiamento culturale”.
Kyenge, prima che al traguardo, guarda al percorso da fare, anche all’interno del governo. “Il cambiamento arriva quando sono tutti responsabilizzati e si cambia approccio su alcune tematiche. Forse le risposte arriveranno quando io non sarò più ministro, ma intanto avremo creato una mentalità aperta di integrazione e interazione. Interazione non solo con i migranti, ma con tutti i cittadini. Tutti pronti a un nuovo approccio per l’accoglienza e nella consapevolezza che questo è un paese meticcio. È questa l’Italia verso cui dobbiamo andare”.
Un banco di prova importante sarà la riforma della cittadinanza. “Faccio parte di una squadra e l’Africa mi ha insegnato che a volte si possono cambiare delle cose anche senza urlare, cercando condivisione, cambiando linguaggio. Bisogna riferirsi soprattutto alla quotidianità, che ci dice che abbiamo persone che nascono e crescono in Italia e non si sentono nè italiane né del Paese dei genitori. Cerco solo risposte a come si sta presentando in questo momento la società”.
La ministra non dimentica certo altre emergenze dell’immigrazione, come quella dei Centri di Identificazione ed Espulsione. “Bisogna trovare delle risposte –dice – che non riguardano solo l’Italia, che vadano oltre le frontiere , cominciare a trattare le politiche dell’immigrazione a livello europee, perché una risposta isolata è senza peso, le risposte vanno trovate in gruppo.”
E in quel gruppo è “importante portare la propria esperienza e la propria fermezza per dare risposte anche a queste emergenze. Sono tanti e difficili da raccontare i temi e le cose che mi hanno accompagnato in questi anni. Ma una sola cosa – conclude la ministra - per me è chiara: prima di tutto la persona”.
Elvio Pasca
Indagine sull'assistenza familiare in Italia realizzata da UniCredit Foundation
Roma, 3 maggio 2013 - Le collaboratrici e i collaboratori familiari sono, in Italia, la categoria piu' numerosa tra i lavoratori immigrati: sono infatti l'85% delle 893.351 persone dichiarate all'Inps al 31 dicembre 2011. La quota dei comunitari e' del 35%, quella dei non comunitari del 50%, mentre la parte residua e' di nazionalita' italiana. Gli uomini sono un sesto del totale, piu' numerosi tra gli immigrati che tra gli italiani.
E' quanto emerge dall''Indagine sull'assistenza familiare in Italia :il contributo degli immigrati', presentata a Roma, a Palazzo de Carolis, e realizzata da UniCredit Foundation e da Agenzia Tu, la rete di UniCredit che si rivolge ai nuovi protagonisti del mercato economico e del lavoro: cittadini stranieri e lavoratori atipici.
Il provvedimento di emersione varato tra settembre e ottobre 2012, seguito a quello del 2009 (300mila domande di regolarizzazione), ha riguardato circa 100.000 domande per lavoro domestico. "Da una parte sono state registrate nuove posizioni nell'archivio degli assicurati - si legge nella ricerca- e, dall'altra, e' stata cancellata una parte di quelle precedenti perche' continua la tendenza a evadere i contributi previdenziali, specialmente in questa lunga fase di crisi. Si ritiene, percio', che il numero effettivo di questi lavoratori sia superiore, e in effetti dal Censis gia' qualche anno fa e' stato stimato pari a oltre 1 milione e mezzo di addetti".
L'indagine di UniCredit Foundation e' stata svolta nell'area del Centro Nord Italia e ha coinvolto 606 assistenti familiari immigrati, contattati dagli operatori di Agenzia Tu. Nove intervistati su 10 dichiarano di ricevere il compenso mensilmente e di giudicare benissimo o bene il comportamento delle famiglie nei propri confronti. Otto intervistati su 10 dichiarano di svolgere con piacere (abbastanza, molto, moltissimo) il servizio presso la famiglia e di riuscire a risparmiare. Sei su 10 non hanno intenzione di acquistare casa in Italia; 5 su 10 assistono un anziano (che in piu' della meta' dei casi vive da solo), tre su 10 non fruiscono di un giorno e mezzo di riposo alla settimana (previsto dal contratto collettivo nazionale del comparto).
“La legge e la burocrazia si oppongono alla cittadinanza agli immigrati. Moltissime bocciature sono del tutto arbitrarie”
Roma – 2 maggio 2013 - ''Con la gestione Maroni al Viminale i tempi di attesa per la cittadinanza si sono allungati e le risposte negative sono raddoppiate''.
Così il responsabile Arci per l'immigrazione, Filippo Miraglia replica all'ex ministro dell'Interno Maroni che martedì a Milano ha affermato di aver snellito le procedure. ''Ancora oggi nel nostro Paese - afferma Miraglia - si rilasciano pochissime naturalizzazioni, la legge e la burocrazia si oppongono alla cittadinanza agli immigrati''.
''Come Arci - prosegue Miraglia - seguiamo centinaia di casi di persone che hanno ricevuto risposta negativa all'insegna della più assoluta arbitrarietà e dopo anni in cui non hanno saputo che fine aveva fatto la loro domanda''. Inoltre, aggiunge Miraglia, ''la mancanza di una legge sullo 'ius soli' produce in Italia 80 mila stranieri ogni anno, i bimbi nati da genitori stranieri nel nostro Paese''.
“Speriamo almeno - conclude Miraglia - che la scelta del ministro dell'Interno Cancellieri di delegare alle prefetture la naturalizzazione per matrimonio alleggerisca il lavoro della direzione generale sulla cittadinanza del Viminale''.
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