La comunità senegalese di liguria ha accettato e ha creato questa associazione per:
_riunire nel suo interno i membri di entrambi i sessi,con l'intento
_di studiare e discutere problematiche sociali ed economiche.
La comunità senegalese di liguria ha accettato e ha creato questa associazione per:
_riunire nel suo interno i membri di entrambi i sessi,con l'intento
_di studiare e discutere problematiche sociali ed economiche.
L'Inps attiva un nuovo servizio per i lavoratori domestici. È su www.inps.it, ma per accedere serve il PIN
Roma – 2 maggio 2013 – A colf, badanti e babysitter sono ormai sufficienti pochi clic per avere un quadro dettagliato dei loro contributi previdenziali, visualizzando tutti i versamenti fatti dai datori di lavoro. Merito di un nuovo servizio online attivato da qualche giorno sul sito dell’Inps.
Basta collegarsi a www.inps.it, entrare nella sezione Servizi Online e quindi seguire il percorso Servizi per il cittadino – Autenticazione con PIN/Autenticazione con CNS – Lavoratori domestici – Estratto contributivo lavoratore. Per accedere è indispensabile il PIN dell’Inps, cioè il codice segreto di identificazione personale: chi non ce l’ha può chiederlo seguendo questa procedura.
Oltre alle informazioni generali, l’estratto contributivo contiene l’elenco completo dei rapporti di lavoro con la possibilità ...continua a leggere su Colfebadantionline.it
La protesta di Unhcr, Oim e Save The Children. "Negata la possibilità di incontrare e informare sui loro diritti egiziani e tunisini giunti in Italia via mare"
Roma - 2 maggio 2013 - L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) e Save the Children - che dal 2006 operano come partner nell'ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell'Intern dichiarano ''di non avere la possibilita' di incontrare e informare sui loro diritti i migranti egiziani e tunisini giunti in Italia via mare''.
''Come gia' accaduto piu' volte -si legge in una nota di mertedì scorso - anche oggi alle organizzazioni e' stato negato l'accesso ai 78 migranti egiziani sbarcati a Siracusa, tra cui 25 minori non accompagnati. Le organizzazioni, cosi' come stabilito anche dalla convenzione con il Ministero dell'Interno, avevano richiesto di poter incontrare i migranti a conclusione delle ordinarie operazioni da parte delle forze dell'ordine e prima che fossero adottati provvedimenti sul loro status giuridico ed eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano''
''Dall'inizio dell'anno -rilevano le organizzazioni umanitarie- sono stati centinaia i migranti egiziani e tunisini rimpatriati senza avere avuto la possibilita' di entrare in contatto con le organizzazioni umanitarie, che svolgono un'importante attivita' di tutela nei confronti di persone bisognose di protezione tra cui rifugiati, vittime di tratta e minori non accompagnati. Una problematica sollevata anche da Francois Crepeau, Special Rapporteur per i diritti delle persone migranti presso l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, al termine della sua missione in Italia dello scorso ottobre 2012''.
L'Unhcr, l'Oim e Save the Children, ''pur comprendendo l'importanza di esercitare il legittimo controllo delle frontiere nell'ambito di flussi migratori misti, ribadiscono la necessita' di tutelare i diritti di tutti i migranti indipendentemente dal loro Paese di origine, e chiedono nuovamente alle autorita' che venga concesso alle organizzazioni di svolgere pienamente le attivita' di tutela previste dal proprio mandato''.
30 aprile 2013 - Con la sentenza n. 201300644 del 12 aprile 2013, il Tar Liguria ha dato ragione allo straniero che ha avanzato il ricorso dopo che la Prefettura di Imperia aveva emesso il diniego alla domanda presentata per l’emersione del lavoro sommerso nel 2012.
Il parere negativo della Prefettura si basava sul fatto che lo straniero era uscito dal territorio italiano in data 14 aprile 2012, per cui non aveva rispettato l’obbligo di permanenza “ininterrotta” in Italia come previsto dal d.lgs. 109/2012. La Pubblica Amministrazione, però, non aveva tenuto conto che l’interessato aveva richiesto una carta postepay in data 30 aprile 2012 presso gli uffici postali, dimostrando che era rientrato dopo pochi giorni nel suolo italiano (circostanza questa fatta presente allo Sportello Unico in sede di istruttoria).
Secondo il parere dei giudici, la carta postepay, essendo rilasciata da un ente che ha la potestà di rendere certa una data, è prova “inconfutabile” dell’allontanamento temporaneo dello straniero, il quale non può essere ritenuto un motivo ostativo per la conclusione della procedura di regolarizzazione, visto che l’assenza dell’interessato non superò i quattordici giorni.
Alla luce dei fatti, quindi, il Tribunale ha accolto il ricorso, annullando il diniego adottato dall’autorità in merito alla domanda di regolarizzazione e condannando all’amministrazione al pagamento delle spese di causa sostenute dal ricorrente.
L'obiettivo delle nuove regole proposte dalla Commissione Ue intendono migliorare nella pratica l'applicazione dei diritti connessi alla libera circolazione dei lavoratori ed evitare così la discriminazione dei lavoratori in base alla nazionalità
BRUXELLES, 27 aprile 2013 - Rendere piu' facile lavorare in un altro paese Ue, favorendo la mobilita' all'interno dell'Europa senza discriminazioni.
E' l'obiettivo delle nuove regole proposte dalla Commissione Ue, che intendono migliorare nella pratica l'applicazione dei diritti connessi alla libera circolazione dei lavoratori ed evitare cosi' la discriminazione dei lavoratori in base alla nazionalita'. Al momento, infatti, vi e' poca consapevolezza dei diritti da parte anche dei datori di lavoro sia pubblici che privati.
Con la nuova proposta, che dovra' ora essere discussa da Parlamento e Consiglio Ue, tutti i paesi europei dovranno mettere in piedi punti di contatto nazionali che forniscano informazioni, assistenza e consulenza ai lavoratori provenienti da un altro stato membro. Inoltre avranno l'obbligo di fornire mezzi adeguati di ricorso a livello nazionale, consentendo a sindacati, ong o altre organizzazioni di avviare procedimenti a nome dei lavoratori immigrati vittime di discriminazione.
I paesi saranno anche tenuti a informare meglio datori di lavoro e lavoratori migranti nell'Ue. Alla luce anche dell'attuale crisi, ''la mobilita' del lavoro e' una soluzione vincente per tutti, sia per gli Stati membri, che ne traggono beneficio, che per i lavoratori'', ha sottolineato il commissario agli affari sociali Lazslo Andor nel presentare le misure che di fatto concretizzano meglio norme Ue gia' esistenti, sottolineando che ''lavorare in un altro stato membro deve essere facile come lavorare nel proprio''.
Bruxelles, ha avvertito Andor, si pone contro ''qualunque percezione sbagliata o nel peggiore dei casi tendenze xenofobe'', che mirano a ''minare questa liberta' fondamentale'' che e' la libera circolazione dei lavoratori.
Apprezzamento per l'annuncio dato dal ministro della Giustizia Paola Severino
ROMA, 26 aprile 2013 - Amnesty International Italia esprime apprezzamento per la proposta di abrogazione del cosiddetto reato d'immigrazione clandestina, annunciata dal ministro della Giustizia Paola Severino e avanzata da una commissione ministeriale di studio sulla depenalizzazione dei reati minori.
Sin dalla sua adozione con il "pacchetto sicurezza" del 2009, spiega l'organizzazione umanitaria in una nota, Amnesty ha ritenuto che il reato di "ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato" fosse incompatibile con gli obblighi internazionali dell'Italia in materia di diritti umani. Una ricerca svolta da Amnesty International, le cui conclusioni sono state pubblicate nel dicembre 2012, ha dimostrato che la criminalizzazione dell'immigrazione irregolare crea ostacoli all'accesso alla giustizia da parte degli immigrati irregolari, anche in caso di violazioni dei diritti umani.
Poichè "l'ingresso e soggiorno illegale" e' un reato, una situazione migratoria irregolare - sottolinea Amnesty - innesca automaticamente l'obbligo di ogni pubblico ufficiale di denunciare alle autorita' giudiziarie o di polizia ogni reato di cui ha avuto notizia. I migranti irregolari che vogliano denunciare abusi rischiano di essere denunciati a loro volta, accusati del reato di 'ingresso e soggiorno illegale' o addirittura detenuti ed espulsi. Di conseguenza, molti migranti irregolari hanno paura di contattare le autorita' ed evitano di iniziare procedimenti giudiziari, anche quando ne avrebbero diritto.
Amnesty Italia ha incluso l'abolizione del cosiddetto reato d'immigrazione clandestina nella sua Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia, sottoposta nel gennaio 2013 ai leader candidati alla guida del governo e a tutti i candidati al parlamento, 106 dei quali (su un totale di 117 eletti) si sono detti favorevoli al punto contenente tale richiesta.
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