La comunità senegalese di liguria ha accettato e ha creato questa associazione per:

_riunire nel suo interno i membri di entrambi i sessi,con l'intento

_di studiare e discutere problematiche sociali ed economiche.

Alle realtà pubbliche e private Aderenti e non alla Rete RIRVA In indirizzo
RIRVA VI: si riparte con più strumenti e più presenza territoriale Il 1° settembre scorso è stato ufficialmente approvato dal Ministero dell'Interno il progetto "RIRVA VI". La "Rete Italiana per il Ritorno Volontario Assistito" è l'azione di Rete che dal giugno 2009,  sostiene il Ritorno Volontario Assistito con un sistema di riferimento nazionale per l’informazione e la consulenza sulla misura del Ritorno Volontario Assistito (RVA) a migranti, operatori di settore e cittadinanza. Il progetto, finanziato dal Fondo Europeo Rimpatri e dal Ministero dell'Interno nell'ambito dell'AP 2013, è stato nuovamente aggiudicato al partenariato che ha gestito RIRVA nella scorsa annualità e che vedrà il Consorzio Nazionale Idee in Rete lavorare in qualità di capofila a fianco dei partner Consiglio Italiano per i Rifugiati-CIR, OXFAM, GEA e del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli assistenti Sociali -CNOAS, nonchè di Fondazione ISMU, in qualità di partner di sostegno. RIRVA VI, operativo da ora fino al 30 giugno 2015, si pone in stretta continuità con il progetto da poco concluso, rinforzando l'azione di informazione, formazione e consulenza ad enti pubblici e privati, associazioni, cittadini e migranti sul tema del Rimpatrio Volontario Assistito, attraverso un articolato piano di comunicazione e una capillare rete operativa. In attesa di definire i dettagli del progetto con l'Autorità Responsabile del Fondo Europeo Rimpatri e di darne comunicazione sul sito http://a8x1b.s37.it/e/t?q=1%3dSaBOT%26E%3d3%26B%3dTW6%26C%3dTU8PS%26N%3djy34cHLI_tous_ 5y_JtUn_T9_tous_44OPy.F7MgFAKxy.AM_tous_44 , la Rete RIRVA prosegue il precedente lavoro con alcune novità: 
   
è già operativo l'Help Desk Ritorno al numero 0492023830 ma a breve il servizio sarà collegato ad Numero Verde attivo sempre dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 16.00 per fornire supporto e consulenza a potenziali candidati di programma di RVA ed agli operatori di settore; 
  
verrà nuovamente attivata una rete di 14 operatori che, a livello regionale o sovraregionale, saranno animatori di altrettanti focal point (le precedenti Antenne Regionali) per il supporto e la consulenza alle oltre 300 realtà aderenti alla Rete in tutta Italia (punti informativi/PI e punti di sensibilizzazione/PS), impegnati nell'informazione diretta ai migranti; 
 
il sistema di in-formazione sul RVA, già sperimentato con azioni coordinate ed integrate, sarà sostenuto da un articolato piano di informazione e sensibilizzazione nazionale e regionale sul tema del RVA che affiancherà ai prodotti e agli strumenti informativi ad oggi disponibili (sito web www.reterirva.it, appunto l’Help Desk Ritorno, schede e documentazione plurilingue di presentazione della misura della rete e dei progetti di RVA attivi, FAQs, guida operatori su come informare e orientare i migranti sul RVA, protocolli operativi per aderenti Rete, siti e bibliografia sui paesi terzi), innovativi sistemi di comunicazione (pagina Facebook, app ritorno, Twitter);
 verranno organizzate sessioni informative territoriali in tutte le regioni grazie alla preziosa partnership del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Assistenti Sociali (da questa edizione partner effettivo),  con l'obiettivo di fornire una corretta e completa informazione sul tema del RVA ad Assistenti Sociali (per i quali la formazione RIRVA risulta accreditata), alle istituzioni territoriali competenti nella gestione della RVA a livello locale (Questura e Prefettura), e a tutte le realtà del pubblico e del privato che si interfacciano con migranti;
 proseguirà il lavoro di collaborazione con le rappresentanze in Italia dei Paesi Terzi maggiormente coinvolti nel ritorno, attori strategici per la sostenibilità e la piena reintegrazione dei migranti nel loro Paese. Queste azioni non potranno che contribuire ad accrescere la conoscenza e l'accesso alle misure di rimpatrio da parte di cittadini di paesi terzi, già aumentate nel corso degli ultimi anni (dai 228 RVA della prima annualità si è passati agli oltre 2000 previsti a giugno 2015), sia per una maggiore diffusione dello strumento, sia come conseguenza della forte crisi economica che ha colpito in particolare i lavoratori immigrati.
La partnership Rete RIRVA Consorzio Nazionale Idee in Rete CIR- Consiglio Italiano per i Rifugiati OXFAM Italia / GEA, coop. soc. Fondazione ISMU CNOAS - Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali



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Dopo la sentenza del tribunale di Milano, cancellate le discriminazioni verso gli stranieri titolari di carta di soggiorno. Il contributo può arrivare a 140 euro al mese


Roma – 18 agosto 2014 - Ci ha messo un po’, ma alla fine l’Inps si è adeguata.L ’assegno per le famiglie numerose verrà versato ai cittadini stranieri titolari di un permesso Ce per lungo soggiornanti anche per i primi sei mesi del 2013.

L’importo dell’assegno varia in base al numero di componenti e al reddito delle famiglie, nelle quali devono essere presenti almeno tre figli minori, e viene rivalutato ogni anno in base al costo della vita. Quest’anno è al massimo di 141,02 euro al mese per tredici mensilità. La domanda va presentata al Comune di residenza.

Lo scorso maggio, accogliendo un ricorso delle associazioni Asgi e Avvocati per Niente, il tribunale di Milano ha bocciato come discriminatoria la prassi di riconoscere il contributo agli immigrati solo a partire da luglio del 2013.

Il giudice ha ordinato ai Comuni e all’Inps (che eroga l’assegno) di accettare anche le domande per i primi sei mesi del 2013. E all’inizio di agosto l’Inps ha diffuso una circolare nella quale spiega che “metterà in pagamento tutti i dispositivi inviati dai Comuni, ivi inclusi quelli relativi al 1° semestre del 2013”.

EP



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Ricorso di Cgil e Inca per annullare il contributo per il rilascio e il rinnovo del documento.  Anche al Tar del Lazio sembra troppo costoso, giudizio sospeso in attesa della decisione della Corte di Giustizia

Roma – 21 maggio 2014 – Da due anni essere un immigrato regolare in Italia è decisamente più costoso a causa di un regalino dell’ultimo governo Berlusconi, il “contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno

I cittadini stranieri che vivono e lavorano in Italia, per prendere o rinnovare un documento indispensabile, sono costretti a pagare tra 80 e 200 euro, a seconda della durata e del tipo di permesso. Un balzello che si somma al versamento obbligatorio da 27,50 euro per il rilascio in formato elettronico, ai 30 euro incassati da Poste Italiane, che raccoglie le domande,  e a una marca da bollo da 16 euro.

Il contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno potrebbe però essere presto ridimensionato dai giudici. Al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, infatti, appare spropositato e poco in linea con la normativa europea, tanto da rendere necessario l’intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

A portare in tribunale la tassa sui permessi, introdotta per decreto dagli allora ministri dell’interno e dell’Economia Roberto Maroni e Giulio Tremonti, sono stati la Cgil e l’Inca. Nel loro ricorso al Tar, il sindacato e il patronato hanno chiesto l’annullamento del decreto, che ritengono illegittimo per una lunga serie di motivi: violerebbe infatti i principi di eguaglianza e di ragionevolezza, di capacità contributiva, di imparzialità e di buon andamento dell' azione amministrativa.

Sotto accusa c’è anche la destinazione dei soldi incassati dallo Stato grazie al contributo. Un 50% va al Viminale per spese di ordine pubblico e sicurezza, per finanziare gli sportelli unici e attuare l’accordo di integrazione, l’altro 50% finanzia il “Fondo Rimpatri”, quindi, di fatto, gli immigrati regolari pagano le espulsioni degli irregolari. Un distribuzione che Inca e Cgil ritengono irragionevole.

Il Tar, nell’esaminare il caso, ha fatto riferimento  alla normativa europea.

“Ciascuno Stato membro - si legge nell'ordinanza - è legittimato a subordinare il rilascio dei permessi di soggiorno alla riscossione di contributi il cui importo non deve creare un ostacolo al conseguimento dello status di soggiornante di lungo periodo". Inoltre, "il potere discrezionale di cui dispone lo Stato membro per determinare l'importo non e' illimitato e non consente quindi di stabilire il pagamento di contributi eccessivi in considerazione della loro considerevole incidenza finanziaria su detti cittadini".

I giudici ricordano quindi "che il costo per il rilascio della carta d'identità ammonta attualmente, nel nostro Paese, a circa 10 euro", mentre “l'importo più basso fissato dal decreto è di 80 euro", quindi la tassa sui permessi di soggiorno risulta "pari nel minimo a circa 8 volte il costo del rilascio della carta d'identità”. Un rapporto che al Tar “appare confliggente con i principi di livello comunitario e soprattutto non sembra coerente con il principio di proporzionalità".

Di qui la decisione di chiedere lumi alla Corte di Giustizia Europea, che tra le sue competenze ha anche quella di sciogliere dubbi sull’interpretazione e sull’applicazione del diritto comunitario. In attesa di questo parere, il giudizio del Tar rimane sospeso.

"E' un risultato importante - commenta Morena Piccinini, presidente Inca - che si aggiunge alle altre sentenze favorevoli in materia di immigrazione, promosse da noi. Questo non fa che confermare la fondatezza delle contestazioni, sulla base delle quali abbiamo chiesto l'intervento della giustizia per ristabilire un principio di uguaglianza e di dignità nelle politiche rivolte ai tanti stranieri che, nonostante la crisi, intendono stabilirsi nel nostro Paese".

Elvio Pasca



Ajouté le 21/05/2014 par STRANIERI IN ITALIA - 0 réaction

Modificate le Linee Guida per l’accoglienza e l’integrazione. Le segreterie non dovranno più chiedere il documento al momento dell’iscrizione. "L’Irregolarità non influisce sull’esercizio del diritto all’istruzione"

Roma -21 maggio 2014 - Per iscriversi a scuola non serve il permesso di soggiorno. Lo dice la legge e ora anche il ministero dell’Istruzione.

Da Viale Trastevere è arrivata ieri un’invocata modifica delle Linee guida per l’accoglienza ed integrazione degli alunni stranieri pubblicate lo scorso febbraio, che così com’erano rischiavano di tenere ingiustamente lontani dai banchi i figli degli immigrati irregolari.

Descrivendo la procedura per l’iscrizione a scuola, le Linee Guida dicevano infatti che la segreteria scolastica deve richiedere alla famiglia anche “permesso di soggiorno e documenti anagrafici”, salvo poi specificare che si poteva procedere con l’’iscrizione anche in mancanza del permesso.

Il Testo Unico sull’Immigrazione, però, specifica che per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo non si deve esibire il permesso di soggiorno, una  norma che tutela il diritto all’istruzione. Questo prevale sulla necessità di contrastare l’immigrazione irregolare.

Nelle Linee Guide era perciò prevista una richiesta illegittima. Secondo l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, che aveva sollevato il caso, si profilava anche una prassi discriminatoria, irragionevole e dannosa, di qui la richiesta al Ministero dell’Istruzione di modificare quel passaggio.

La risposta di viale Trastevere non si è fatta attendere. Ieri la Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione ha diffuso un avviso che correggere le Linee Guida, eliminando la richiesta del permesso di soggiorno. Eccolo:

“A seguito di una rilettura delle Linee Guida per l’accoglienza ed integrazione degli alunni stranieri  in data 19 febbraio 2014 si rappresenta la necessità di sostituire il punto 2.2 di pag. 10 relativamente Alla voce “Permesso di soggiorno e documenti anagrafici” con il seguente articolato: “Documenti anagrafici. In mancanza di documenti la scuola iscrive comunque il minore straniero poiché tale situazione non influisce sull’esercizio del diritto all’istruzione”.

Elvio Pasca



Ajouté le 21/05/2014 par STRANIERI IN ITALIA - 0 réaction

La scuola è aperta a tutti, ma le “Linee Guida per l’accoglienza e l’integrazione” del Miur prevedono l’esibizione del documento al momento dell’iscrizione. Asgi: “Prassi illegittima, ci hanno detto che la cancelleranno”

Roma – 20 maggio 2014 - L’istruzione pubblica, in Italia, è aperta anche ai figli degli immigrati irregolari. Questi possono, anzi devono, far frequentare ai loro bambini e ragazzi la scuola dell’obbligo, senza temere di essere denunciati.

Il diritto all’istruzione prima di tutto, insomma. E proprio in base a questo principio nel 2009 non fece strada la proposta della Lega Nord, avanzata durante l’iter della famigerata legge sulla sicurezza, di trasformare i presidi in cacciatori di clandestini.

Anche il Testo Unico sull’immigrazione, quando fissa la regola generale che nei rapporti con la Pubblica Amministrazione bisogna esibire il permesso di soggiorno, inserisce alcune eccezioni. Tra queste, ci sono proprio “i provvedimenti attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie”.

Tutto chiaro? Sì, se no fosse che leLinee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”, pubblicate lo scorso febbraio dal Ministero dell’Istruzione, sembrano prevedere il contrario. Dicono infatti che, dopo l’iscrizione online, la segreteria scolastica deve richiedere alla famiglia anche “permesso di soggiorno e documenti anagrafici”.

“Il permesso di soggiorno – spiegano le Linee Guida – viene rilasciato a uno dei genitori se l’alunno ha meno di 14 anni, direttamente all’alunno straniero se li ha già compiuti. Nell’attesa del rilascio del permesso di soggiorno, il dirigente scolastico accetta la ricevuta della questura attestante la richiesta”.

Il bello è che nelle righe successive si ricorda che “in mancanza di documenti, la scuola iscrive comunque il minore straniero”. “La posizione di irregolarità - scrivono correttamente gli esperti di viale Trastevere - non influisce sull’esercizio del diritto all’istruzione. Non vi è obbligo da parte degli operatori scolastici di denunciare la condizione di soggiorno irregolare degli alunni che stanno frequentando la scuola e che, quindi, stanno esercitando un diritto riconosciuto dalla legge”.

Ma se questi alunni vanno comunque iscritti, indipendentemente dall’irregolarità del soggiorno in Italia, a che serve chiedere l’esibizione del permesso di soggiorno? Non si rischia, in questo modo, di spaventare gli “invisibili” che comunque hanno pensato bene di mandare i figli a scuola?

Ad accorgersi per prima del problema è stata l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, che ha inviato una lettera al ministero dell’Istruzione intimandogli di eliminare dalle Linee Guida la richiesta del permesso e minacciando, diversamente, un’azione legale.

Quella richiesta, ha scritto l’Asgi, è “illegittima, per manifesta violazione dell’art.6, co.2, D.Lgs. 286/1998” che, come dicevamo prima, non prevede l’esibizione del permesso per l’accesso alle prestazioni scolastiche obbligatorie. Ed è “discriminatoria, perché ostacola illegittimamente l’iscrizione scolastica dei cittadini stranieri”.  

Si tratta poi di una richiesta “irragionevole”, perché “impone ai fini dell’iscrizione stessa l’allegazione di un documento del tutto inutile. E, verrebbe da dire soprattutto, “dannosa”, perché potrebbe “scoraggiare i genitori privi di permesso di soggiorno dall’iscrivere i figli a scuola”.

Un pasticcio, insomma, ma la vicenda sembra avviarsi a un lieto fine. “Subito dopo la nostra lettera, il ministero dell’Istruzione ci ha contattato annunciandoci che le Linee Guida saranno presto modificate” dice a Stranieriinitalia.it l’avvocato Livio Neri dell’Asgi. “Hanno ammesso che la richiesta del permesso di soggiorno è illegittima, si è tratta di un errore e quindi verrà cancellata dalle istruzioni per le segreterie scolastiche”.

Elvio Pasca



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